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Il Calendario 2012!

Visualizzazione post con etichetta roberto alajmo. Mostra tutti i post
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Anticipazioni!

>> 17 febbraio, 2011

Ancora un estratto dalla prossima Vucciria (il no. 34). Un satiro annacante in splendida forma...
MONUMENTO AI CADUTI DAL PERO
Un tempo i paesi del Primo Mondo avevano, nelle ambasciate, dei funzionari la cui funzione era piuttosto sfumata.
Venivano presentati come Consiglieri militari, economici o culturali. Erano esponenti dei servizi segreti che avevano il compito di tenere gli occhi aperti e riferire su qualsiasi argomento.
Agenti segreti, spie che operavano specialmente nei paesi confinanti o “interessanti”.
Chissà che altro avevano da fare nei giorni scorsi i “Consiglieri d'Ambasciata” italiani a Tunisi. Chissà come hanno fatto a non accorgersi di qualche migliaio di persone in fila che aspettavano di imbarcarsi alla volta di Lampedusa.
Oppure, se quelli avevano fatto la loro brava segnalazione, chissà come fa questo governo a essere sempre così inadeguato a qualsiasi circostanza.
Roberto Alajmo

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Anticipazioni

>> 03 febbraio, 2011

(da il satiro annacante sulla Vucciria no. 32 - in uscita sabato 6 febbraio)
ORA SI', E PER SEMPRE
Un uomo agiato impazzisce e si convince di essere un imperatore.
Per lunghi anni familiari e amici lo assecondano, vestendosi con abiti d’epoca e costruendo attorno a lui una realtà artificiale. Sanno che è matto, ma fra pietà e convenienza personale tutti stanno attenti a non smascherare la finzione.
A un certo punto lui però rinsavisce e in piena coscienza si trova a commettere un delitto.
Dopodiché è costretto a fingersi nuovamente pazzo, in modo da garantirsi l’immunità.
Riconoscete questa trama?
Risposta Sbagliata.
Roberto Alajmo

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il satiro annacante

>> 11 gennaio, 2011

IL PARADOSSO DEI PARADOSSI
Un signore di nome Pizza che è l'ultimo tenutario dei ruderi della Dc. Un partito secessionista che giura fedeltà alla Repubblica. Socialisti che appoggiano un governo di destra. Bondi che diventa Ministro della Cultura. Eccetera, eccetera.
Il repertorio dei paradossi italiani è talmente lungo da aver svuotato il concetto stesso di paradosso.
Ogni cosa pensata può essere detta. Ogni cosa detta può essere smentita. Nessuna iperbole è più concepibile. Il Vero ha surclassato ogni verosimiglianza. La satira è destituita di fondamento.
Per esempio: dire che la Carfagna si rivelata un discreto ministro delle pari opportunità è come dire che la Carfagna si rivelata un discreto ministro delle pari opportunità.
Roberto Alajmo (dal suo blog e dalla Vucciria no. 28)

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Il satiro annacante

>> 23 dicembre, 2010

I PISTOLEROS
DI NATALE
Tu sei lì che ti fai i fatti tuoi. A una festa, per strada, al lavoro, in un posto qualsiasi. D’improvviso un conoscente ti si avvicina. Sorride. E’ a pochi metri da te. Continua a sorridere.
Cosa vuole, perché sorride?
Ecco, fa un gesto: senza mai smettere di sorridere mette la mano in tasca e la tira fuori impugnando qualcosa. Tu ti guardi intorno per trovare un riparo, qualsiasi via di fuga. Ma non hai scampo: sei inchiodato. Allora decidi di affrontare a testa alta il tuo destino, qualunque esso sia.
Il tuo conoscente finisce di estrarre quel che teneva in tasca e lo punta verso di te.
E’ un pacchetto.
Un pacchetto con tanto di nastro e fiocco. Un pacchetto regalo.
E’ così che per molti arriva la consapevolezza di quanto brevi siano diventate le estati. Ieri era ferragosto e oggi è già Natale.
Guardati attorno. In questi giorni ci sono in giro veri e propri pistoleros, gente pronta in qualsiasi momento a estrarre un regalo destinato a te. Proprio per te, che mai ti saresti sognato di stanziare una cifra (oltre che una certa quantità di tempo) per comprare un regalo simmetrico destinato a lui.
I pistoleros natalizi sono gente crudele, che gode nel mettere a disagio il prossimo. Sarebbe spaventoso pensare all’infinita serie di persone più intime cui a rigor di logica avrebbero dovuto pensare prima di te. Meglio immaginare che facciano convergere le loro spese sui perfetti sconosciuti, in modo da essere sicuri di poter creare imbarazzo. Perché questo è il loro vero scopo: creare imbarazzo.
L’unica difesa possibile contro i pistoleri del regalo è girare armati, cioè tenere sempre in tasca una certa quantità di regalini impersonali pronti all’utilizzo, in modo da rendere pan per focaccia agli sconosciuti che all’improvviso ci fanno regali. Lui sorride, estrae e dice:
- Questo è per te.
Tu estrai a tua volta e rispondi riuscendo a spegnere il suo sorriso:
- Anche io ti ho comprato una cosina.
Roberto Alajmo

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Il satiro annacante

>> 14 dicembre, 2010

ITALIA DI QUALI VALORI, ESATTAMENTE?
Siccome io li avrei anche votati, quelli di Italia dei Valori, ora mi sento in diritto di chiedere come è possibile che questo Scilipoti sia stato selezionato, inserito in una lista bloccata e portato in parlamento.
Io non sono razzista, come dicono sempre i veri razzisti: ma i trascorsi nel PSDI non avevano suscitato qualche sospetto sulla tenuta morale del soggetto in questione?
Sta di fatto che dopo il senatore Sergio Papalla De Gregorio, transitato qualche anno fa, adesso è ancora il partito di Di Pietro a fare da riserva di pesca per la maggioranza berlusconiana. E siccome i dipietristi si fanno apprezzare proprio per la loro intransigenza, si conferma la regola che è sempre fra i più integralisti che si annidano i peggiori voltagabbana.
Roberto Alajmo

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Il satiro annacante

>> 01 dicembre, 2010

PENSIERINI RIFORMANTI
Dopo un anno di pausa nelle scuole sono riprese proteste e occupazioni. La diagnosi più facile è che sono arrivati al portafogli di scuole e famiglie i tagli della riforma Gelmini. E se si tratta di questo i ragazzi hanno tutte le ragioni di sfilare, occupare e assembleare.
E però il precedente dell’Onda, due anni fa, deve mettere in guardia: l’antagonista che gli studenti si trovano di fronte è tosto.

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Il satiro annacante

>> 23 novembre, 2010

LA FACCIA A TERRA
È successo a tutti, da molti anni, di tornare avviliti da un viaggio all’estero. Agli sfottò degli amici anglosassoni o francesi (“Burlesquoni! Burlesquoni!”) siamo ormai assuefatti.

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Il satiro annacante

>> 16 novembre, 2010

LA GENERAZIONE
DEGLI INCOLONNATI
Capita certe volte in autostrada: la fila rallenta, rallenta, rallenta. E poi si ferma. Passano cinque minuti, e i primi automobilisti scendono dalla macchina per cercare di capire che è successo. Non che possano fare nulla, ma almeno provano a sgranchirsi un po’.

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il satiro annacante

>> 09 novembre, 2010

MANIFESTA SUPERIORITA'
È sempre così: ammirando un grande dipinto si rischia di perdere i singoli particolari.
Nel Giudizio Universale Italiano - affresco ancora incompiuto, ma poco ci manca - vale la pena di soffermarsi su una voce fuggita dal sen di Maurizio Lupi, ultimo dei cani da riporto televisivo addestrati dal Pdl.

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storie

>> 01 novembre, 2010

Il satiro annacante
IL PARADOSSO DI SACCONI
“Sette inchieste in venti giorni attorno al premier costituiscono di per sé una dimensione che non può non far pensare a un accanimento organizzato”. Nel pieno dell’uragano Ruby, il ministro Serio Sacconi si conferma l’unico capace di mantenere la calma e far funzionare il cervello. Il suo ragionamento è esemplare, lucido come serve in un contesto in cui tutti sembrano aver perso il lume della logica. 

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Il satiro annacante

>> 18 ottobre, 2010

IL DISEGNO DIETRO
I PESTAGGI ISTITUZIONALI
C’è stato un tempo, su quest’Isola, in cui per la prima volta nella storia le forze dell’ordine non furono considerate “sbirri”. Storicamente sì, sempre: tutti i rappresentati armati dello Stato, di qualsiasi Stato, sono stati sopraffattori e, appunto, sbirri. Poi venne l’estate del ’92, e il tributo di sangue pagato dalla Polizia contribuì a rivoltare quell’immagine, specialmente agli occhi dei più giovani. Quando arrestarono Riina, per un paio di giorni i cittadini di Palermo si congratularono coi carabinieri che incontravano per strada. Poi si scoprì che anche quell’arresto aveva dei risvolti non del tutto limpidi, e la disillusione è stata inevitabile.

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storie

>> 04 ottobre, 2010

Il satiro annacante
GRAZIE LO STESSO, SANTITA'!
Il papa quello che doveva dire l’ha detto. Doveva condannare la mafia e l’ha condannata. Ha parlato anche della disoccupazione. Allora perché almeno un agnostico come me, dopo avere sentito le sue parole ha avuto voglia di girarsi sull’altro fianco e cercare di riaddormentarsi?
In particolare: perché a suo tempo l’impatto dell’invettiva di Giovanni Paolo II ad Agrigento era risultato tanto più forte?

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storie

>> 21 settembre, 2010

Il satiro annacante
IL PRINCIPIO DI PETER E LA GERARCHIA FAMILISTICA (SECONDA PARTE)

La questione diventa completamente diversa in una gerarchia basata sulla raccomandazione e il nepotismo. Qui succede che al rispettivo livello di incompetenza il dipendente può arrivarci subito, fin dal primo incarico dopo l’assunzione. Il figlio del consigliere comunale, il semplice galoppino elettorale, piazzati a casaccio in una scala gerarchica, sono destinati a bloccare l’istituzione fin dall’esordio. Rappresentano una strozzatura nei confronti degli altri dipendenti, e salvo eccezioni, ognuno di essi rappresenta un punto di potenziale infarto del sistema.

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storie

>> 13 settembre, 2010

Il satiro annacante
IL PRINCIPIO DI PETER
E LA GERARCHIA FAMILISTICA
Come forse è noto, il Principio di Peter si articola in tre punti:
- In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza.
- Con il tempo ogni posizione lavorativa tende a essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere.
- Tutto il lavoro viene svolto da quegli impiegati che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
Il Principio di Incompetenza, elaborato dallo psicologo canadese Lawrence J. Peter alla fine degli anni Sessanta, è considerato ancora oggi efficace in una scala gerarchica di ispirazione anglosassone-luterana, nella quale il collasso è destinato ad arrivare appena tutti i vertici saranno appannaggio di persone incompetenti che hanno fatto carriera sulla base della loro competenza.
Il saggio, pubblicato per la prima volta nel 1969, è negli Stati Uniti un long seller, continuamente ristampato e molto commentato, anche a sproposito. Al contrario, a parte i risvolti umoristici, Il Principio di Peter ha avuto meno successo nei Paesi latini, dove viene letto e citato più come fonte di boutade che come saggio ben strutturato. E la ragione c’è: il paradosso risulta verificabile solo in un contesto meritocratico.

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Storie

>> 30 luglio, 2010

Il satiro annacante
IL PIZZO SPIEGATO A MIO FIGLIO, CHE LO SPIEGA A ME...
Ieri notte mi è successo di fare un incubo: che mio figlio cresceva e decideva di fare il negoziante. La cosa è di quelle che a un genitore perbene, in Sicilia, mettono apprensione. Come se dicesse: papà, da grande voglio fare lo scalatore, o arruolarmi nella legione straniera. Era proprio mio figlio, e nel sogno aveva un'aria desolata, come quei negozianti – ci sono, magari sono minoranza, ma ci sono – che vorrebbero non pagarla, questa specie di tassazione impropria. Nell'incubo succedeva che io gli chiedevo come aveva fatto ad arrivare fino a questo punto, a fare il negoziante in Sicilia, ovvero nella patria del racket; ma lui farfugliava risposte sconclusionate che riguardavano il destino, il caso, la necessità. I sogni sono così: tu vorresti che seguissero dei percorsi logicamente lineari, ma quelli se ne fregano di te e delle tue esigenze di razionalità.

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Storie

>> 22 luglio, 2010

Il satiro annacante
FACCIAMOLE IN BRONZO, OPPURE NON FACCIAMOLE AFFATTO CHE E' MEGLIO
Ma veramente sono poche cento persone che con quaranta gradi salgono a piedi fino in cima a monte Pellegrino per chiedere giustizia?
Pare che Palermo “abbia voltato le spalle a Borsellino” perché non ha preso parte in massa al corteo. Io, quindi, ho voltato le spalle. Persino sua sorella Rita, che non c’era, gli ha voltato le spalle.
Sono gli scherzi del cannocchiale che a ogni anniversario la stampa nazionale volta in direzione Sud cercando di trovare un’interpretazione rapida, comoda, univoca e possibilmente clamorosa.

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Storie

>> 08 luglio, 2010

Il satiro annacante
L'AUTOSTRADA METAFORICA
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In fondo non c’è bisogno di visitare Palermo per intero, specialmente col caldo che fa in estate. Basta avere l’accortezza di arrivare in aereo, prendere un taxi e percorrere la strada che conduce dall’aeroporto alla città.
Un biglietto da visita che ha il merito della franchezza: chi vuole andare oltre non potrà dire di non essere stato avvertito.
L’ultima sciagura in ordine di tempo è il centro commerciale costruito con vista mare, praticamente sullo svincolo, privo di qualsiasi opera stradale di raccordo, che ogni sabato provoca un intasamento che si aggiunge a quello delle partenze del fine settimana. Una megastruttura esemplare di un genere architettonico prepotentemente emerso in Sicilia negli ultimi anni. Il genere “Regolarmente Abusivo”. Si tratta di opere in vasta scala che lì dove sono non potrebbero esserci, ma in realtà ci sono lo stesso. E, qui sta l’originalità, ci sono in virtù di regolari permessi. L’archetipo ormai storico è rappresentato dalla lottizzazione di Pizzo Sella, che per quanto abusiva era stata pur sempre costruita sulla scorta di regolari permessi, e come tale, si presume, anche acquistata dai vari privati, innescando un avvitamento etico-logico-giudiziario che avrebbe affascinato Luigi Pirandello. Provate a spiegare tutto questo a un amico straniero, e vedrete che è impossibile.
Il centro commerciale sull’autostrada a quanto pare vanta anche lui autorizzazioni in perfetta regola, pur essendo costruito a meno di duecento metri dal mare e pur avendo poco a che fare con esso, se si eccettuano i bastoncini di pesce surgelati che vi si vendono.
Ma qualcuno deve averli firmati, quei permessi. E sarebbe interessante scoprire sulla scorta di quali convinzioni.
Proseguendo sullo stesso tratto, la testimonianza più cocente di quanto infelice sia questa bretella autostradale è ovviamente la doppia stele che ricorda la strage di Capaci, che dovrebbe fare da memento a tutti i siciliani: e nemmeno la retorica monumentale riesce del tutto a cancellare il rimorso collettivo. Il malumore, a questo punto del tragitto, è già al culmine.
Ma prima di arrivare a destinazione c’è da scontare ancora un’immagine che riassume tutti i dolorosi paradossi di questo tratto di costa e di questa disgraziata terra di Sicilia. Ci si passa proprio sotto, impossibile non vederla. È un’enorme insegna su cui si legge: “Benvenuti nell’Area Protetta di Isola delle Femmine”, che nel contesto risulta già paradossale. Il colmo è che non si trova piazzata su graziosi pali di castagno, come si usa nelle riserve naturali, ma esattamente sul nastro trasportatore di un cementificio, che come un ponte attraversa le due carreggiate dell’autostrada. Serve spiegare altro?
In ogni caso, dopo un paio di chilometri c’è uno svincolo. Basta prenderlo e tornare indietro avendo l’accortezza di tenere gli occhi chiusi.

Roberto Alajmo

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Storie

>> 28 giugno, 2010

Roberto Alajmo - Il satiro annacante
LABORATORIO ZEN
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Dovrebbero venire futurologi da tutto il mondo, per studiare quel che in questi giorni capita allo Zen di Palermo.
Più che mai in questi giorni in cui lo Stato ha deciso forse per la prima volta di esserci e metterci la faccia. Decisione meritoria ma che rischia di risultare controproducente, se non viene spinta fino all’estrema conseguenza: ossia il ripristino definitivo della legalità in un territorio che è stato finora zona franca. Se lo Stato fallirà questa volta, se le forze dell’ordine si ritireranno senza risolvere il problema, e senza che la situazione si sia stabilizzata, per almeno altri dieci anni gli abitanti dello Zen potranno star certi del loro status di extraterritorialità, rispetto al resto del Paese. Sfasciare scuole, impadronirsi degli appartamenti altrui: ogni cosa sarà consentita, allo Zen. Anzi, incentivata.
Questo è il motivo per cui bisognerebbe puntare molti binocoli in direzione della periferia nord di Palermo. Due sono le domande ideali che seppure inconsciamente si pongono gli abitanti dello Zen. Esiste (ancora) lo Stato? E in che cosa consiste, esattamente, questo famoso Stato di cui tanto abbiamo sentito parlare? Se non si riuscirà a dare una risposta compiuta a queste domande, allora sarebbe stato meglio nemmeno mandarcela, la polizia allo Zen, e continuare a utilizzarla per dare la caccia ai lavavetri con l’elicottero.
Ma la vicenda degli sgomberi nel quartiere forse più famigerato della famigerata città di Palermo è un microcosmo che merita di essere studiato anche per un altro ordine di motivi. È lì che in questi giorni si è andata a condensare una contrapposizione a suo modo esemplare: poveri contro molto poveri contro poverissimi.
Pier Paolo Pasolini fece scandalo, a suo tempo, schierandosi con quelli che per lui erano i veri proletari, gli agenti della Celere che si battevano contro i figli della borghesia, accusati di giocare a fare la rivoluzione. Di questi tempi e in quest’Isola, i figli della borghesia si tengono alla larga da questo genere di scontri.
I poveri poliziotti sono chiamati ad arginare una guerra fra diseredati che si scontrano fra loro per l’occupazione di una casa popolare. Abusivi e assegnatari sono separati da una sottilissima linea di reddito e carico familiare. Minima è la differenza fra le due categorie, e attiene soprattutto a un’idea: la rachitica idea di legalità che si coltiva in Sicilia. Gli assegnatari, magari solo per caso, si sono trovati da una parte. Gli abusivi, dall’altra.
Così sono a quanto pare le rivolte del ventunesimo secolo, dalle banlieue parigine, ai ghetti di Johannesburg, allo Zen di Palermo: poveri contro molto poveri contro poverissimi. Il campo di rivolta è demarcato con chiarezza: non i quartieri residenziali, né il centro, salvo sporadici assedi al Municipio. Si bruciano le macchine dei vicini, si forzano le porte dei compagni di sventura, si derubano i propri fratelli.
Sarà quando qualcuno alzerà la testa e aprirà gli occhi che scoppierà una rivoluzione vera e propria. Quando. E se.

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Storie

>> 19 giugno, 2010

Roberto Alajmo - Il satiro annacante
A OGNUNO LA SUA CROCE
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Sono rimasto molto colpito dal Siamo Tutti Intercettati pronunciato dal Presidente del Consiglio. È come se il flusso di informazioni quotidiane si fosse arrestato di botto, lasciando spazio alla riflessione. In una frazione di secondo ho immaginato sessanta milioni di italiani intercettati, ma soprattutto sessanta milioni di intercettatori. (Totale: centoventi, nientemeno. A meno che anche gli intercettatori non vengano a loro volta intercettati, e allora la cifra salirebbe ancora, e così via).
In particolare sono rimasto sgomento al pensiero del mio personale intercettatore. Perché, se tanto mi dà tanto, esisterà da qualche parte un omino con le cuffie sulla testa che sta tutto il giorno ad ascoltare le mie telefonate. E per un attimo vertiginoso ho immaginato come dev’essere la vita di questo signore. Più che i sensi di colpa per via dei potenziali reati di cui mi potrebbe capitare di parlare coi miei interlocutori, ha prevalso la compassione nei confronti di quest’omino che deve ascoltare e mettere in archivio l’intera mia noiosissima vita telefonica. Con tutti i vivaci mascalzoni che gli potevano capitare, gli è toccato proprio uno che al telefono non fa altro che sparare cazzate.
A lui, anonimo angelo custode telefonico, va tutta la mia ammirata solidarietà.

Roberto Alajmo

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Storie

>> 10 giugno, 2010

Il satiro annacante - Roberto Alajmo
QUALCUNO, NEL FRATTEMPO, MI PRESTA GLI APPUNTI?
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Forse funziona come a scuola: tu manchi quando il professore spiega le espressioni di secondo grado, e non riesci più a recuperare. Anzi, scatta proprio un rifiuto. Le espressioni di secondo grado saranno per sempre un buco nero nel tuo bagaglio culturale.
Io per esempio devo essermi distratto o assentato due o tre legislature fa, quando hanno spiegato in che cosa consistano le famose “riforme” di cui da allora si parla ininterrottamente.
Bisogna assolutamente fare le riforme.
Che siano condivise, però.
Certo.
Altrimenti le facciamo da soli.
Ma c’è una scadenza?
Entro fine anno.
Entro la legislatura.
Prima dei Mondiali di calcio.
Ora io, mi vergogno quasi a dirlo, non ho ben capito di che riforme si tratta. Per colpa mia, s’intende. Ero malato. Oppure in settimana bianca.
E comunque, siccome un paio di riforme esemplari nel frattempo si sono fatte - scuola e giustizia, per dire – io, a naso, aspetterei un po’ prima di farmi interrogare
.

Roberto Alajmo

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