INCONTRANDO JOSEPH
Un Santo Padre, si sa, non si intervista: lo si incontra.
La nostra redazione, grazie alla partecipazione in massa alle messe vespertine in Cattedrale per tutto il mese di settembre e a un bel pugno di monetine lasciate ogni volta nel cestino dell'offertorio, è riuscita ad ottenere una udienza in occasione della visita di Benedetto XVI in quel di Palermo.
Riportiamo pertanto il colloquio trascritto dal nostro inviato Vladimir Pipitone, detto Katiusha per i suoi trascorsi giovanili, che ha vissuto la singolare esperienza in una sala del Palazzo Arcivescovile, quello a sinistra del Duomo, dove c'è l'arco e quella porta con la spada che sembra la spada nella roccia. Ecco, lì.
“Nel tardo pomeriggio di un giorno veramente da cani ho incontrato Sua Santità. L'avevo visto sempre in TV andare in giro per il mondo ma non pensavo che anche Palermo fosse “mondo” per Lui. O forse sì, sarà come quando va a visitare una delle sue colonie religiose: solo che qui siamo tutti un po' più grassi e un po' meno ingenui.
Mi aspettava in piedi, al centro di una stanza senza finestre, fermo a lato di una poltrona dorata tipo casa del Gattopardo, con gli occhietti chiusi ed un sorrisetto di circostanza.
(Che sappia già di me e dei miei peccati marxisti-leninisti? In fondo è sempre un papa, non si sa mai: se legge nei miei pensieri, che lui chiamerà anima, sono messo male, mi salta l'intervista. E poi ho fatto revisionismo anch'io, con l'età. Non gli bacio la mano, ci si siede e si comincia. Mi hanno dato solo dieci minuti.)
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