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Il Calendario 2012!

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speciale settimana pontificia

>> 02 ottobre, 2010

INCONTRANDO JOSEPH

Un Santo Padre, si sa, non si intervista: lo si incontra.
La nostra redazione, grazie alla partecipazione in massa alle messe vespertine in Cattedrale per tutto il mese di settembre e a un bel pugno di monetine lasciate ogni volta nel cestino dell'offertorio, è riuscita ad ottenere una udienza in occasione della visita di Benedetto XVI in quel di Palermo.
Riportiamo pertanto il colloquio trascritto dal nostro inviato Vladimir Pipitone, detto Katiusha per i suoi trascorsi giovanili, che ha vissuto la singolare esperienza in una sala del Palazzo Arcivescovile, quello a sinistra del Duomo, dove c'è l'arco e quella porta con la spada che sembra la spada nella roccia. Ecco, lì.

“Nel tardo pomeriggio di un giorno veramente da cani ho incontrato Sua Santità. L'avevo visto sempre in TV andare in giro per il mondo ma non pensavo che anche Palermo fosse “mondo” per Lui. O forse sì, sarà come quando va a visitare una delle sue colonie religiose: solo che qui siamo tutti un po' più grassi e un po' meno ingenui.
Mi aspettava in piedi, al centro di una stanza senza finestre, fermo a lato di una poltrona dorata tipo casa del Gattopardo, con gli occhietti chiusi ed un sorrisetto di circostanza.
(Che sappia già di me e dei miei peccati marxisti-leninisti? In fondo è sempre un papa, non si sa mai: se legge nei miei pensieri, che lui chiamerà anima, sono messo male, mi salta l'intervista. E poi ho fatto revisionismo anch'io, con l'età. Non gli bacio la mano, ci si siede e si comincia. Mi hanno dato solo dieci minuti.)

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interviste possibili

>> 22 settembre, 2010

E QUATTRO!
Incontriamo il Governatore Lombardo nel suo Studio Ovale, circondato dalla sua famosa collezione di simboli elettorali e bandierine di partito.
La Vucciria: Stanco, Governatore?
Raffaele Lombardo: Estenuato, mio caro. Un’ora di discorso per spiegare a quelli del Cavaliere perché andranno all’opposizione.
V: E l’hanno capito? A loro l’opposizione non piace…
RL: No, non credo. Anch’io in realtà non ho ancora ben chiaro che ci farò col PD in giunta. Che poi non so nemmeno se è il PD di Bersani o quello di Veltroni o dei resti di D’Alema.

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storie

>> 18 settembre, 2010

SCUSATE GLI SPARI
Palermo - Avvertiti spari nella notte al largo di Palazzo Reale, a circa 18 miglia dalle mura nelle acque internazionali di Piazza Indipendenza.Sembra che una motovedetta regionale, il Lombardo IV, abbia avvistato un barcone di disperati, probabilmente profughi dell’UDC, che tentavano di raggiungere il porto del PDL, magari chiedendo asilo politico.Risulta che a bordo del mezzo in pattugliamento si trovasse anche un ufficiale di collegamento di Palazzo Grazioli, il capitano La Russa, incaricato di prestare supporto ai militari regionali. Siamo riusciti ad intervistarlo.
La Vucciria: Capitano, qual è esattamente il vostro ruolo a bordo?
Capitano: Puramente tecnico. Aiutiamo l’equipaggio ad individuare i casi di vero tradimento partitico con tentativo di tesseramento clandestino da quelli umanitari, deputati cioè che rischiano l’isolamento all’interno della formazione di origine e decidono di passare nelle fila del grande PdL, il partito della libertà.

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Interviste

>> 29 giugno, 2010

TOTO', MARCELLO E...
LE STELLE STANNO A GUARDARE
Intervista con il Mago Presbiopia
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I numeri, si sa, non mentono.
E proprio in questi giorni i numeri, per alcuni noti personaggi politici e non solo, si sono rivelati importanti. Ognuno di noi, ci dice la cabala, è legato al proprio destino in maniera indissolubile. E questo destino si manifesta, quasi sempre, sotto forma di un numero. Alchimia mistica, magia o semplici coincidenze? Per rispondere a questa domanda abbiamo interpellato uno dei maggiori cabalisti e astrologi esistenti in Italia, il mago Presbiopia (che, fra le altre cose, cura per il nostro supplemento domenicale la rubrica dell'ooscopo).

La Vucciria: Sig. Presbiopia...
Mago Presbiopia: Dottore, prego. Sono laureato alla Korè di Enna in Numerologia applicata alla vita quotidiana e Astrologia pratica, cosa crede?
V: Dottore, dunque, ci spieghi l'arcano che si cela dietro i numeri e la nostra vita.
MP: Non è semplice, caro signore. Si tratta di iperboli: curve fatali che scendono o salgono in base ai numeri e al loro valore matematico.
V: Complicato...
MP: Cercherò di rendere tutto più semplice con degli esempi.
V: L'ultimo mondiale, per esempio...
MP: Ecco. Prendiamo Cannavaro, il capitano. Per lui è stata un'annata eccezionale.
V: Eccezionale?
MP: Dal punto di vista numerico sicuramente sì. Quanti spot pubblicitari ha fatto? E, conseguentemente, quanti contratti milionari ha firmato per girarli? Buon ultimo il contratto che è riuscito a strappare, 2,5 milioni di euro a stagione per due anni!, a quella squadra araba... Numeri impressionanti! Ma la sorte? Beh... Dovete sapere che il rapporto sorte/numerologia è sempre inversamentge proporzionale: più i numeri sono alti e meno la sorte ti arriderà. Così, il povero Cannavaro - da un punto di vista squisitamente agonistico - è stato protagonista della stagione sportiva che segna, forse, il suo più totale declino.
V: Caspita! Ma proviamo ad applicare questa teoria a qualche personaggio di casa nostra, Dottor Presbiopia. Che mi dice di Cuffaro e Dell'Utri?
MP: Semplicissimo. Prenda Totò Cuffaro. I suoi numeri sono il 5, il 7 e il 10. Quando all'inizio fu condannato a 5 anni di reclusione era ancora un uomo politico in auge. Ricorda? Festeggiò addirittura con i cannoli. Poi, inopinatamente, osò sfidare la sorte e ricorse in appello e... ZAC! Si beccò 7 anni! Ieri, i pubblici ministeri del processo con rito abbreviato (chiesto da lui stesso, per altro!) hanno chiesto una condanna a 10 anni. Che vuol dire tutto questo dal punto di vista astrologico? Che Cuffaro è - astrologicamente parlando - un uomo in pieno declino.
V: Astrologicamente parlando...
MP: Certo. Questa è scienza, mica facciamo dietrologie.
V: E nel caso di Marcello Dell'Utri?
MP: E' esattamente il contrario: da 10 anni, tanti ne erano stati comminati in primo grado, il senatore Dell'Utri è passato ai sette dell'appello. Che significa, mi chiederà? Che è in piena fase di recupero. Dopo un periodo di declino, Dell'Utri sta risalendo la china. E adesso che, come dicono i suoi avvocati, è persino venuto meno l'impianto accusatorio politico, il senatore può ricominciare a pianificare il suo futuro. Le stelle sono con lui.
V: Ed è una cosa buona?
MP: Non sta a me dirlo. Io adesso me ne so andando in Francia, per studi, e non so nemmeno quando torno...
V: E ci lascia così? In mezzo al cammino?
MP: Sono un mago, mica uno stupido. Se vuole sapere come va a finire, deve cercare la risposta nei numeri. Anzi, gliene dò uno io: 1816.
V: Ma... E' il numero della tessera di...
Non ci lascia nemmeno finire la frase.
Con un gesto della mano mi fa cenno che la conversazione finisce qui e se ne va.
Lasciandoci con un atroce dubbio: 1816 è un numero alto o
basso?

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Interviste

>> 04 giugno, 2010

Le interviste possibili
CHE FESTA CI FU QUEL 2 GIUGNO!
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In occasione della annuale Festa della Repubblica abbiamo deciso di ascoltare la viva voce di un testimone oculare degli eventi del 1946. Questo per ricordare degnamente l’atto fondante del nostro Stato ed approfondire, se possibile, la mai sopita questione dei presunti brogli referendari. Dopo difficoltose ricerche siamo riusciti ad incontrare uno degli scrutinatori di seggio che operò durante le votazioni che videro il popolo italiano scegliere tra repubblica e monarchia, in quel fatidico 2 di giugno.
Il nostro quasi centenario testimone vive in un tranquillo paesino della bassa ciociaria, in quel di Sora, dove siamo andati ad intervistarlo.
La Vucciria: Sig Luigi, come ricorda il clima di quei giorni?
Sig. Luigi: Beh, figliolo, c’era caldo, ma noi vestivamo leggero per via della guerra e i bombardamenti avevano fatto certi buchi alle pareti che circolava una bella arietta nelle case.
V: Va bene…Dunque, lei è stato scrutatore in uno dei seggi elettorali, giusto?
L: Sì, sì. Una bella stanza grande coi tavoli e le cabine. E vennero pure le donne a votare, me le sono guardate tutte, sa? Ero giovane, capisce…
V: Cosa mi può dire sul conteggio dei voti? Tutto si svolse regolarmente?
L: Certo! Il tre furono aperte le urne e noi fummo imparziali, aggiudicammo un voto al re ed uno alla repubblica, qualunque cosa ci fosse scritto sulla schede, che poi erano solo segnacci e parolacce. Abbiamo diviso per due, per far tutti contenti.
V: Ma… lei quindi mi sta confermando che non ci fu un vero scrutinio!
L: Ma cosa volevi contare? C’era un gran casino e abbiamo fatto pari e patta!
V: Ma alla fine ha vinto la repubblica, quindi qualcuno ha spostato delle preferenze, no?
L: Sì, sono stati gli ex repubblichini. Stavano in qualche seggio della capitale e pensavano che facendo vincere la repubblica potevano rifare quella di Salò: così attribuirono nello spoglio un voto al re e due no, cosa che alla fine ha spostato il risultato, anche se di poco. Non hanno mai capito niente quelli lì e quando si sono accorti che la Repubblica la facevano a Roma era troppo tardi. Si sono pure incazzati parecchio…
V: E poi?
L: Niente, finirono tutti nella DC, alle elezioni tutti onorevoli. De Gasperi si volle sdebitare, in qualche modo, del favore involontario ricevuto.
V: Quindi non sapremo mai come ha veramente votato il popolo italiano, quali sono state le sue scelte. Forse oggi dovremmo essere una monarchia.
L: Perché, che siamo? A proposito, quel pirla che ho visto in TV, non è mica il nipote del re?
V: Eh? Sì, è lui.
L: Vedi? Pensa se ora fosse seduto al Quirinale! Buono solo per il gran ballo delle debuttanti. E non è manco principe.
V: In compenso abbiamo un Cavaliere. Insomma i reduci, alla fine, ci hanno fatto un favore.
L: Eh sì, figliolo, c’era già un gran caldo nella primavera del ’46, proprio come oggi. Per fortuna vestiamo leggero, per via della crisi, e tira una certa arietta…

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>> 12 aprile, 2010

Interviste possibili
ITALIANI
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Per la nostra serie “ Volti e storie del Belpaese (che il diavolo se lo porti)” abbiamo mandato un nostro incaricato ad intervistare un italiano medio di media statura in una cittadina media del mediocentrosud.
Incontriamo il signor Rossi davanti l’ingresso di un liceo statale.
La Vucciria: Signor Rossi, è qui che lavora?
Rossi: Sì, insegno in questa scuola.
V: Dunque Professor Rossi! Non mi dica che lei è uno dei tanti precari italiani.
R: No, non glielo dico perché non sono precario.
V: Bene, allora è di ruolo.
R: Ma quale ruolo, ho l’incarico annuale da quasi venticinque anni.
V: Scusi, ma allora è proprio precario…
R: Sarei precario se ci fosse la possibilità di diventare fisso e quindi di veder cambiare la mia attuale situazione di permanente instabilità occupazionale. Siccome sono stabilmente precario, e lo sarò anche in futuro, la mia situazione è immutabile, quindi stabile.
V: Ah, beh, sì, in questo senso…ma l’anno prossimo potrebbe non averlo questo incarico e diventare disoccupato; quindi lei è sempre precario!
R: Eh no! Perché anche questo evento non farebbe che rafforzare la mia situazione di perenne ed eterna precarietà! Lo vuol capire che io sono assolutamente stabile?
V: Va bene, va bene…è stabile. Lei ha famiglia?
R: Sì, moglie e quattro figli.
V: E non teme che la sua precarietà…mi scusi, la sua stabilità nell’essere precario, possa comunque mettere in pericolo il vostro sostentamento economico?
R: No, mia moglie lavora e il necessario è assicurato.
V: Bene, ci si sostiene a vicenda, come in molte famiglie italiane. E che lavoro fa? Anche la signora insegna?
R: No, no, lei batte.
V: Scusi, in che senso?
R: In che senso…nel senso che batte! Non in strada, s’intende: lo fa in un piccolo monolocale di nostra proprietà, pulito ed accogliente. Anzi, se vuole approfittare oggi è giovedì e c’è l’offerta infrasettimanale, trenta per cento di sconto sulla tariffa base o, a scelta, due prestazioni al prezzo di una.
V: No...ehm, grazie…come se avessi accettato. Ma, ecco…perdoni la domanda, non lo trova un tantino immorale? Insomma, per una mamma, la moglie di un insegnante, i figli potrebbero venire a sapere…
R: Immorale? Sta scherzando, vero? Fare cucire una borsa a un piccolo cinese per un piatto di riso e poi rifilarmela ottocento euro è immorale, provocare guerre fratricide per sfruttare le risorse e vendere armi è immorale, arricchirsi con la droga è immorale, fare leggi per non andare in galera è immorale…
V: Ho capito, ho capito…ma magari la signora non vuole farlo, non sarà certo contenta di questo lavoro, di dover vendere il proprio corpo.
R: Certo che no! Ma secondo lei un impiegato della posta che sta allo sportello col culo sulla sedia per otto ore a pagare le sue bollette è contento? E l’autista di un mezzo pubblico a sclerare tutto il santo giorno in mezzo al traffico congestionato tra le auto in doppia fila è contento? E l’impiegato del catasto a timbrare e archiviare è contento? E lei a fare una intervista come questa è contento? [nella foto il prof. Rossi]
V: No che non sono contento! Ma il capo mi ha detto di farla e la faccio altrimenti mi caccia via.
R: Vede? Lei sì che è un precario! Pensa di essere un giornalista e di avere un posto ed una professione fissa ma se non fa quel che le dicono lo perde e magari va a fare l’assicuratore. Quindi la sua situazione è instabile, molto instabile, da vero precario.
V: Professore, ma lei che insegna?
R: Filosofia!
V: Che mi dà l’indirizzo della sua signora?

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Interviste

>> 09 aprile, 2010

Interviste possibili
RENZO LA TROTA
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Per la consueta serie di inchieste dedicate a “Luoghi e persone della nostra amata patria” abbiamo intervistato uno dei 1229 abitanti di Joppolo Giancaxio, ridente centro di emigrazione forzata dell’agrigentino. Probabile discendente del fu Duca Calogero, il nostro giovane ospite risponde al nome di Renzo La Trota.
La Vucciria: Buongiorno Sig. La Trota. Cominciamo subito con qualche notizia personale: lei è originario di questo paese?
Renzo La Trota: Certamente sì, non sono stato importato. Ero presente alla mia nascita, ventidue anni fa, e non mi sono mai spostato da qui.
V: Glielo chiedo perché il suo non sembra essere un nome prettamente meridionale.
LT: La mia mamma è nata prettamente nelle valli del Po, mio nonno era prettamente vichingo. Ogni tanto beveva e un giorno, tentando di risalire al nord per rivedere i suoi fiordi, sbagliò strada e finì su quest’isola. Siccome ha trovato il vino forte, è rimasto qui.
V: Lei che studi ha fatto?
LT: Tutti, ripetutamente. Ho voluto approfondire ogni anno scolastico rifacendolo almeno due volte, anche tre in alcuni casi. Ora mi sto preparando all’esame di licenza, poi voglio fare un Master alla Scuola Radio Elettra. Ci lavoro da quattro anni, sarà una cosa spettacolare!
V: Ehm, non ne dubito. C'è qualche materia che la appassiona particolarmente?
LT: Oh, sì, la storia, mi piace tanto la storia. Non tutta perché in realtà è noiosa. Mi piace quella dei paladini e di Orlando che fa le crociate e combatte per la libertà contro i nemici di Gesù. Anche io voglio combattere per Gesù e per il Papa che è un po’ come il suo papà. Anche Giulio Cesare è stato un bravo politico, come Napoleone. Solo così avremo la giustizia per il popolo che paga le tasse e suoneremo le trombe, come al Festival di Legnano. Sa che mio papà suonava la chitarra e cantava? Appena finisco di studiare metto su un gruppo per cacciare via tutti i turchi, i cinesi, gli indiani, gli yoga e i pilates. Cristo, se li caccio via! Devono ritornarsene tutti su, a Napoli. V: Capito...a proposito, suo padre di cosa si occupa?
LT: Fa i vertici.
V: Prego?
LT: Fa i vertici! Sa, quelle cose a punta con due lati.
V: Ah! E lei lo aiuta?
LT: No, no, non sono ancora pronto. Lui li fa col suo socio, un lato per uno. Però mi porta con lui e io guardo mentre fanno il vertice, così imparo. Magari un giorno li farò anch'io. Devo trovare un nuovo socio però perché quello di papà è ormai vecchio e forse prima o poi finisce pure dentro.
V: Davvero? E perchè?
LT: Non lo so bene ma dice mio padre, che lo conosce da tanti anni, che ha fatto i soldi con gente strana. Prima non gli voleva neanche parlare, almeno così pareva. Ora sta con lui per via di questi vertici ma se lo può mollare va con un altro, sicuro. A me piace però, perché è allegro e racconta tante storielle e poi mi ha promesso che mi fa conoscere una velina che ancora non sono stato con una donna e devo fare pratica.
V: Altri progetti per il suo futuro?
LT: Lavorerò per Joppolo. Mia papà mi ha fatto diventare uno del Comune, come si dice…consigliere, ecco. Darò tanti consigli per fare diventare Joppolo una grande città industriale come Catania o la Germania. Poi mi sposo e voglio un figlio maschio.
V: Bene, non mi resta che farle tanti auguri. Come lo chiamerà?
LT: Umberto, come il Re d’Itali

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Interviste

>> 13 marzo, 2010

Le interviste possibili - Il prof. Ripensa
L'INTERPRETE
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Incontriamo il Prof. Ripensa nel suo studio romano, una bella stanza dalle pareti tappezzate da grandi scaffalature ricolme di libri.
La Vucciria: Prof. Ripensa, da quanti anni svolge questa attività?
Prof. Ripensa: Sono nel settore da più di ventennio, anche se le caratteristiche attuali del mio lavoro nascono da una evoluzione professionale piuttosto recente.
V: Si riferisce alle nuove esigenze dettate dalla globalizzazione? Al mondo diventato un unico grande villaggio?
R: Non saprei. Certo, molto è cambiato in questi ultimi anni ed una attività come la mia era impensabile fino a poco tempo fa.
V: Capisco. Erano sufficienti poche competenze linguistiche, diciamo quelle europee. I grandi paesi emergenti hanno imposto la conoscenza di lingue molto lontane dalla nostra cultura, come il cinese. Che difficoltà ha incontrato nell’affrontare questa sfida?
R: Nessuna difficoltà, non mi interessa il cinese.
V: Beh, certo l’inglese è ormai l’idioma universale nei contatti internazionali, anche per la Cina o per l’India. Ma non crede sia importante avvicinarsi anche alla loro cultura tradizionale, per conoscere meglio questi popoli, grandi partner commerciali? A proposito, lei quante lingue parla correntemente?
R: Io? Una, l’italiano. Perché.
V: Ma, scusi, come fa a fare l’interprete se non conosce le lingue?
R: Io non faccio l’interprete traduttore. Io SONO INTERPRETE. Io analizzo le espressioni, le parole, i testi, i pensieri. Io dò il corretto, autentico significato alla realtà umana. Interpreto, insomma.
V: Ah…mi perdoni, sono un po’ confuso…
R: Ecco, vede? L’uomo della strada è sempre confuso, crede di conoscere e non sa. Ascolta, legge ed attribuisce significati in modo personale, quasi sempre errato, spesso fuorviato da sobillatori interessati. Un leader politico fa una dichiarazione e viene sempre frainteso, una disposizione dell’autorità viene mal interpretata, un fatto viene travisato. E questo crea il caos, l’ingiustizia, la violenza fra cittadini. Io chiarisco i concetti, metto le cose al loro posto per il benessere di tutti.
V: Ehm, mi può fare qualche esempio di un suo intervento?
R: Mi sono occupato molto spesso delle esternazioni governative: quelle sagge parole dirette al popolo che alcuni mass media stravolgono a favore di minoranze politiche insignificanti presenti nella nostra società. Ma le operazioni più impegnative sono quelle sulle Leggi dello Stato: lì ogni parola, ogni articolo, ogni comma è soggetto ad uso criminoso da parte di tanti elementi sovversivi, spesso celati nelle strutture stesse dello Stato. Il pericolo è sempre in agguato.
V: Ma, se la legge punisce il furto o l’omicidio, cosa c’è da interpretare?
R: Eccolo, il superficiale! Se io rubo infrango la legge, ma solo apparentemente: se dal mio furto nasce una grande impresa non ho fatto forse opera meritoria? Non mi spetta un premio anziché la condanna? Se uccido un fervente religioso che aspira all’aldilà non determino forse la sua felicità spirituale, la sua gioia eterna? Se siamo uomini liberi la Legge viene dal popolo e se il popolo è nella maggior parte ladro o assassino, essa deve rispecchiare tale maggioranza, non condannarla! La norma va adattata, se non può essere modificata. Perciò la interpretiamo sul singolo caso!
V: Ma…la morale condivisa…l’uguaglianza…la civiltà giuridica!
R:ELASTICIZZARE, PLASMARE, MALLEABILIZZARE, sono queste le parole d’ordine dei nostri giorni. Naturalmente non si può fare per tutti, non ci sarebbe il tempo. Lo si fa per chi ha particolari responsabilità sociali o politiche, per tutelare la Nazione. Ha capito?V- Non so…non
credo di avere ben interpretato…

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Interviste

>> 26 febbraio, 2010

LE INTERVISTE POSSIBILI
BARABBA
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Abbiamo incontrato mister Barabba in un centro di rieducazione per il recupero dei prigionieri politici deviati, durante una pausa di lavoro.
La Vucciria: Mister Barabba, lei è stato il primo miracolato da un voto popolare. Ricorda quei momenti?
Barabba: Certo! Grandi emozioni, davvero! Tutti lì, solo per te, ad urlare il tuo nome…bello, bello. V: Lei era stato già condannato, vero?
B: Sì, da un giudice monocratico, che decideva da solo: “pollice su” o “pollice verso”. Ma poi venne fuori l’idea della giuria popolare, per rispetto ad una grande festa cui tutti dovevano partecipare. E quando è la gente che vota è tutta un’altra cosa!
V: Era sicuro del risultato?
B: No, non si è mai sicuri fino all’ultimo. Li vedevo ondeggiare, litigare, fare il tifo ora per me ora per quell’altro. Avevo degli amici, giù in piazza, che cercavano di raccogliere voti a mio favore ed anch’io facevo la mia parte dal palco. Una gara veramente emozionante, giocata fino in fondo.
V: Però qualcuno successivamente ha sollevato dei dubbi sul voto. Come mai ha vinto lei che, mi scusi, era il “cattivo” mentre il suo avversario, il “buono”, è andato giù?
B: Mah, evidentemente ho avuto successo. Ero “l’assassino maledetto”, il “ribelle” che piace tanto ai giovani ed alle donne, che viveva fuori dagli schemi, dalle ipocrisie di quella società stretta nelle convenzioni, ero il nuovo che avanza…
V: Ehm, mi scusi mister Barabba, lei era un brigante; forse si è ritrovato per caso in mezzo ad una sommossa e c’è scappato il morto, ma insomma, non mi dica che fosse un eroe…
B: Che c’entra! E’ l’immagine collettiva che hanno di te che conta, mica quello che sei realmente! Io sono stato un precursore! Ma lei dove vive? Se hai un buon manager, uno che ti segue, che ti crea le situazioni, la massa è con te. Ero un personaggio e ho sfondato, tutto qui. Ed ho fatto tutto da solo.
V: Si mormora, però, che quelli del Sinedrio abbiano dato il loro appoggio, abbiano pilotato il voto. Le risulta?
B: Guardi, non li conoscevo nemmeno io, mai avuto contatti. Se poi mi hanno appoggiato per motivi loro non lo so, ma io non sono andato certo a cercarli. Si è voluto mettere in dubbio il mio successo, è questo? E’ l’invidia che fa parlare, dia retta a me. Io ero un poveraccio qualunque ed ho vinto sul figlio di un re, uno con appoggi molto in alto. E la cosa non è andata giù a parecchi.
V: Sa che dopo è stata avviata un’inchiesta?
B: Una bolla di sapone, come al solito. Qualche domanda in giro, due righi di verbale, tanto per fare contenti tutti. E poi a gara finita si dimentica presto e si fa qualcosa di nuovo. Da allora la gente ci ha preso gusto e vuole votare, votare, votare… finita una gara bisogna prepararne subito un’altra.
V: Di cosa si occupa adesso?
B: Che domande! Di televoto, e di cosa altrimenti? Ho messo su un gruppo che vota su commissione: reality, gare canore, facciamo di tutto. Chi vuol vincere qualcosa ci dà l’incarico e noi spariamo voti a raffica.
V: Ma, e la volontà popolare?...
B: Beh, alla fine, ai miei tempi, hanno preso una cantonata! Loro votano ma decidere chi deve vincere è un’altra cosa! Non sono ancora maturi per queste cose, meglio teleguidarli, non crede?

[foto Patorno]

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Interviste

>> 04 febbraio, 2010

LE INTERVISTE POSSIBILI
LA FAME!
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Palermo - Ricordate i racconti dei nostri nonni? Ce ne parlavano sempre con grande serietà e con terrore. La fame, per loro che l'hanno vissuta davvero, è sempre stata uno spettro che ha aleggiato sulle loro vite: a volte pesantemente, a volte con leggiadria. Per questo ci ha stupito incontrarla l'altra sera. Mollemente seduta a un tavolino di un noto locale del centro cittadino, con l'aria assorta e con il viso emblematicamente smunto. Potevamo non intervistarla per voi?...

La Vucciria: Buona sera signora... o dobbiamo dire "signorina"?
La Fame: Spiritoso! Non venivo da queste parti da un bel po' e devo dire che il vostro senso dell'umorismo, anche in situazioni tragiche, non viene mai a mancare...
V: Che intende con "tragiche"? Non ci sembra che la situazione sia esattamente la stessa di qualche secolo fa... I governi si sono dati da fare parecchio per combatterla, o sbagliamo?
F: AHAHAHAHA [scoppia in una fragorosa e tonante risata NdR] Che le dicevo? Non mancate mai di stupirmi col vostro modo di scherzare... Crede davvero a quello che ha appena detto? Lo sa dove abito adesso? A metà strada fra la Somalia e l'Eritrea. Mi dica un po': pensa che da quelle parti io possa essere stata sconfitta? E badi che le ho citato i casi più eclatanti, quelli dove sono signora e padrona degli umani destini...
V: Mmmm... Le devo dare ragione. Ma, cosa l'ha spinta allora a tornare da queste parti?
F: Lei continua a fare lo spiritoso. Oppure sta cercando di spazientirmi. Ma si è guardato attorno? L'altro giorno ero tranquillamente sdraiata davanti a uno splendido tramonto africano. Da una radiolina, in lontananza, mi arrivarono - come un sussurro - le notizie degli scioperi a Termini Imerese e dei licenziamenti previsti a seguito della chiusura dello stabilimento automobilistico...
V: Ma il governo sembra intenzionato a fare qualcosa di serio in proposito [la interrompo NdR]
F: Lei, secondo me, o ci è o ci fa... Comunque, le stavo dicendo che dopo aver ascoltato quella notizia, dopo aver letto sui giornali che ancora oggi ci sono intere famiglie che abitano in dei containers mi sono detta che, forse, era ora di tornare a farvi visita.
V: E perché mai?
F: Si faccia quattro conti: sommi i disoccupati a tutti quei lavoratori - un tempo degni rappresentanti della classe media - che non riescono più ad arrivare a fine mese. A questi sommi poi l'enorme numero di anziani che con la sola pensione di anzianità non arrivano nemmeno ai primi 15 giorni del mese. Che cosa ne viene fuori?
V: Beh, messo così il quadro è davvero devastante...
F: Ecco! Vede che adesso comincia a ragionare? Il prossimo passo, magari fra vent'anni - non dico subito, sarà la mia grande rentreé in terra europea. Si immagina? Lo "spettro della fame" - come eravate usi appellarmi - che torna dalla porta principale. Uno spettacolo...
V: Macabro, direi.
F: E che credevate? Che la fame, cioè io, fosse ormai un ricordo? Voi nemmeno vi immaginate quanto le vostre ridicole politiche economiche mi stiano spianando il terreno. Dal mio personalissimo punto di vista, non poteva presentarsi un periodo migliore di questo. Si guardi intorno: guerre, il ritorno delle pestilenze, sfruttamento di manodopera... Prima o poi tutto questo scoppierà e io sarò lì a godermi lo spettacolo...
V: Mi scusi se sono franco, ma tutto questo fa venire i brividi.
F: Giusto! Sacrosanto! Ma i brividi da soli non bastano più... E ora, per favore, mi lasci pure tranquilla. C'è tanto ancora da vedere e da studiare...
Fa per alzarsi...
V: Ma non finisce nemmeno di mangiare?
F: Scherza? Ho un buon nome da difendere, io.
V: Beh, allora arrivederla signora Fame...
F: Signorina, prego.
Si alza dal tavolo con uno scatto felino. Non sembra, ma la Fame ha un'energia tale che sembra possa saltarti addosso da un momento all'altro. E il solo pensiero fa davvero un po'
paura...
[foto Biani]

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Interviste

>> 04 gennaio, 2010

LE INTERVISTE POSSIBILI
IL PUNTERUOLO ROSSO
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Lo incontriamo in una fredda sera di quest'anno appena passato. Il luogo è squallidamente malinconico, ma è la cornice perfetta per il suo attuale stato di rifugiato. Il Punteruolo Rosso ci accoglie (ma forse non è il termine giusto) davanti alla Taverna Azzurra alla Vucciria, attaccato - manco a farlo apposta - a un pezzo di legno. Mentre lo rosicchia ci lancia un'occhiataccia e ci apostrofa così: "Ma chi minchia vinistivo a fari?!?". Comincià così la nostra intervista...
La Vucciria: Buona sera sig. Punteruolo Rosso. Ci chiedevamo che fine avesse fatto...
Punteruolo Rosso: Buona sera a lei. Preferirei mi chiamasse col mio vero nome
V: Che sarebbe?
PR: Ahmed Rashid Kalami. Sono egiziano, che credeva? Piuttosto, non ho ancora capito - CRUNCH! [stacca con forza una scheggia dal pezzo di legno cui è attacato Ndr] - cosa è venuto a fare qui...
V: Sa com'è, i mass media fanno in fretta a dimenticare. L'influenza A, l'AIDS, il Punteruolo Rosso... Passato l'effetto panico non se ne parla più, fino al nuovo pericolo per l'umanità. Ci chiedevamo, come le dicevo, che fine avesse fatto lo spauracchio delle palme che tanto aveva intasato le pagine di cronaca locali e non solo.
PR: E certo - BUURP! - sempre a cercare il nemico da appendere all'albero più alto voi italiani... E delle condizioni in cui mi trovo adesso? E di cosa ho dovuto passare prima di arrivare qui da voi? Attratto da sirene di bella vita e denaro a fiumi? Non gliene fotte niente a nessuno?!?
V: Ci racconti. Siamo qui per questo...
PR: Lo ricordo come fosse ieri. Eravamo tranquilli, tutta la famiglia riunita sulla nostra solita palma. Era nostra abitudine riunirci tutti a colazione, felici di poterci godere ancora una volta lo splendido sole egiziano. All'improvviso un frastuono e un rombo e un forte tremore... La palma cadde giù con un rumore sordo. Poi un seguirsi di ruspe, camion e ancora ruspe. Ricordo ancora lo sguardo terrorizzato di mia madre e la calma inesorabile di mio padre, tutto intento a consolarla... Senza accorgercene ci ritrovammo immersi nel buio più completo. Il sole era sparito e solo dopo ci saremmo resi conto di essere finiti in una stiva di un cargo, nei pressi di Port Said. Eravamo parte di un regalo che il governo egiziano avrebbe fatto al vostro: 10.000 palme da destinare alla città di Palermo! Definire la traversata un'odissea è dire poco... Sì che non ci mancava il cibo, ma il freddo e il buio. Non ci eravamo abituati... E poi, tutti stretti e schiacciati come sardine! Eravamo alla mercé di loschi trafficanti che non si rendevano nemmeno conto della nostra esitenza. Mia madre non la smetteva di piangere e le lacrime la consumarono. Mio padre si lasciò andare e morì di stenti. Avevo perso di vista mia moglie e i miei figli, finiti su chissà quale altro albero... Che prospettive avevo, me lo dica?...
V: Ma alla fine è sopravvissuto.
PR: Sopravvissuto, esatto! Ma che cosa mi aspettava solo Iddio poteva saperlo: una terra straniera bella ma ostile, un popolo generoso ma diffidente verso il diverso o l'extra-comuntario - come lo avete definito voi della stampa. Ci avete isolati e poi, quando è montata tutta quella campagna d'odio contro il pericolo rosso, perseguitati e massacrati. Un genocidio... Questo e nient'altro è stato quello che avete perpetrato nei nostri confronti. Ci avete trattato come e peggio della spazzatura. Ci avete eliminato scintificamente e ora venite a chiedere come stiamo...
Come vuole che stia? Sono solo e, forse, sono anche l'ultimo sopravvissuto della mia razza. Annego i miei dispiaceri nel truciolato di infima qualità... Sa una cosa? Forse è un bene che vi dimentichiate di noi. Forse sarebbe stato meglio che non fossimo mai esistiti... Non avreste avuto problemi e, soprattutto, non avreste mai tirato fuori tutte quelle schifezze che avete dentro...

Si interrompe e smette di parlare. Ci saluta con le lacrime agli occhi e si allontana barcollando. All fin fine, lo spauracchio del Punteruolo Rosso rimane tale. In fondo, lo abbiamo capito ascoltandolo, temiamo molto più i nostri fantasmi interiori...

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