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Interviste

>> 04 giugno, 2010

Le interviste possibili
CHE FESTA CI FU QUEL 2 GIUGNO!
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In occasione della annuale Festa della Repubblica abbiamo deciso di ascoltare la viva voce di un testimone oculare degli eventi del 1946. Questo per ricordare degnamente l’atto fondante del nostro Stato ed approfondire, se possibile, la mai sopita questione dei presunti brogli referendari. Dopo difficoltose ricerche siamo riusciti ad incontrare uno degli scrutinatori di seggio che operò durante le votazioni che videro il popolo italiano scegliere tra repubblica e monarchia, in quel fatidico 2 di giugno.
Il nostro quasi centenario testimone vive in un tranquillo paesino della bassa ciociaria, in quel di Sora, dove siamo andati ad intervistarlo.
La Vucciria: Sig Luigi, come ricorda il clima di quei giorni?
Sig. Luigi: Beh, figliolo, c’era caldo, ma noi vestivamo leggero per via della guerra e i bombardamenti avevano fatto certi buchi alle pareti che circolava una bella arietta nelle case.
V: Va bene…Dunque, lei è stato scrutatore in uno dei seggi elettorali, giusto?
L: Sì, sì. Una bella stanza grande coi tavoli e le cabine. E vennero pure le donne a votare, me le sono guardate tutte, sa? Ero giovane, capisce…
V: Cosa mi può dire sul conteggio dei voti? Tutto si svolse regolarmente?
L: Certo! Il tre furono aperte le urne e noi fummo imparziali, aggiudicammo un voto al re ed uno alla repubblica, qualunque cosa ci fosse scritto sulla schede, che poi erano solo segnacci e parolacce. Abbiamo diviso per due, per far tutti contenti.
V: Ma… lei quindi mi sta confermando che non ci fu un vero scrutinio!
L: Ma cosa volevi contare? C’era un gran casino e abbiamo fatto pari e patta!
V: Ma alla fine ha vinto la repubblica, quindi qualcuno ha spostato delle preferenze, no?
L: Sì, sono stati gli ex repubblichini. Stavano in qualche seggio della capitale e pensavano che facendo vincere la repubblica potevano rifare quella di Salò: così attribuirono nello spoglio un voto al re e due no, cosa che alla fine ha spostato il risultato, anche se di poco. Non hanno mai capito niente quelli lì e quando si sono accorti che la Repubblica la facevano a Roma era troppo tardi. Si sono pure incazzati parecchio…
V: E poi?
L: Niente, finirono tutti nella DC, alle elezioni tutti onorevoli. De Gasperi si volle sdebitare, in qualche modo, del favore involontario ricevuto.
V: Quindi non sapremo mai come ha veramente votato il popolo italiano, quali sono state le sue scelte. Forse oggi dovremmo essere una monarchia.
L: Perché, che siamo? A proposito, quel pirla che ho visto in TV, non è mica il nipote del re?
V: Eh? Sì, è lui.
L: Vedi? Pensa se ora fosse seduto al Quirinale! Buono solo per il gran ballo delle debuttanti. E non è manco principe.
V: In compenso abbiamo un Cavaliere. Insomma i reduci, alla fine, ci hanno fatto un favore.
L: Eh sì, figliolo, c’era già un gran caldo nella primavera del ’46, proprio come oggi. Per fortuna vestiamo leggero, per via della crisi, e tira una certa arietta…

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