Interviste
>> 13 marzo, 2010
Le interviste possibili - Il prof. Ripensa
L'INTERPRETE
.............................................................................................................................................
Incontriamo il Prof. Ripensa nel suo studio romano, una bella stanza dalle pareti tappezzate da grandi scaffalature ricolme di libri.
La Vucciria: Prof. Ripensa, da quanti anni svolge questa attività?
Prof. Ripensa: Sono nel settore da più di ventennio, anche se le caratteristiche attuali del mio lavoro nascono da una evoluzione professionale piuttosto recente.
V: Si riferisce alle nuove esigenze dettate dalla globalizzazione? Al mondo diventato un unico grande villaggio?
R: Non saprei. Certo, molto è cambiato in questi ultimi anni ed una attività come la mia era impensabile fino a poco tempo fa.
V: Capisco. Erano sufficienti poche competenze linguistiche, diciamo quelle europee. I grandi paesi emergenti hanno imposto la conoscenza di lingue molto lontane dalla nostra cultura, come il cinese. Che difficoltà ha incontrato nell’affrontare questa sfida?
R: Nessuna difficoltà, non mi interessa il cinese.
V: Beh, certo l’inglese è ormai l’idioma universale nei contatti internazionali, anche per la Cina o per l’India. Ma non crede sia importante avvicinarsi anche alla loro cultura tradizionale, per conoscere meglio questi popoli, grandi partner commerciali? A proposito, lei quante lingue parla correntemente?
R: Io? Una, l’italiano. Perché.
V: Ma, scusi, come fa a fare l’interprete se non conosce le lingue?
R: Io non faccio l’interprete traduttore. Io SONO INTERPRETE. Io analizzo le espressioni, le parole, i testi, i pensieri. Io dò il corretto, autentico significato alla realtà umana. Interpreto, insomma.
V: Ah…mi perdoni, sono un po’ confuso…
R: Ecco, vede? L’uomo della strada è sempre confuso, crede di conoscere e non sa. Ascolta, legge ed attribuisce significati in modo personale, quasi sempre errato, spesso fuorviato da sobillatori interessati. Un leader politico fa una dichiarazione e viene sempre frainteso, una disposizione dell’autorità viene mal interpretata, un fatto viene travisato. E questo crea il caos, l’ingiustizia, la violenza fra cittadini. Io chiarisco i concetti, metto le cose al loro posto per il benessere di tutti.
V: Ehm, mi può fare qualche esempio di un suo intervento?
R: Mi sono occupato molto spesso delle esternazioni governative: quelle sagge parole dirette al popolo che alcuni mass media stravolgono a favore di minoranze politiche insignificanti presenti nella nostra società. Ma le operazioni più impegnative sono quelle sulle Leggi dello Stato: lì ogni parola, ogni articolo, ogni comma è soggetto ad uso criminoso da parte di tanti elementi sovversivi, spesso celati nelle strutture stesse dello Stato. Il pericolo è sempre in agguato.
V: Ma, se la legge punisce il furto o l’omicidio, cosa c’è da interpretare?
R: Eccolo, il superficiale! Se io rubo infrango la legge, ma solo apparentemente: se dal mio furto nasce una grande impresa non ho fatto forse opera meritoria? Non mi spetta un premio anziché la condanna? Se uccido un fervente religioso che aspira all’aldilà non determino forse la sua felicità spirituale, la sua gioia eterna? Se siamo uomini liberi la Legge viene dal popolo e se il popolo è nella maggior parte ladro o assassino, essa deve rispecchiare tale maggioranza, non condannarla! La norma va adattata, se non può essere modificata. Perciò la interpretiamo sul singolo caso!
V: Ma…la morale condivisa…l’uguaglianza…la civiltà giuridica!
R:ELASTICIZZARE, PLASMARE, MALLEABILIZZARE, sono queste le parole d’ordine dei nostri giorni. Naturalmente non si può fare per tutti, non ci sarebbe il tempo. Lo si fa per chi ha particolari responsabilità sociali o politiche, per tutelare la Nazione. Ha capito?V- Non so…non
La Vucciria: Prof. Ripensa, da quanti anni svolge questa attività?
Prof. Ripensa: Sono nel settore da più di ventennio, anche se le caratteristiche attuali del mio lavoro nascono da una evoluzione professionale piuttosto recente.
V: Si riferisce alle nuove esigenze dettate dalla globalizzazione? Al mondo diventato un unico grande villaggio?
R: Non saprei. Certo, molto è cambiato in questi ultimi anni ed una attività come la mia era impensabile fino a poco tempo fa.
V: Capisco. Erano sufficienti poche competenze linguistiche, diciamo quelle europee. I grandi paesi emergenti hanno imposto la conoscenza di lingue molto lontane dalla nostra cultura, come il cinese. Che difficoltà ha incontrato nell’affrontare questa sfida?
R: Nessuna difficoltà, non mi interessa il cinese.
V: Beh, certo l’inglese è ormai l’idioma universale nei contatti internazionali, anche per la Cina o per l’India. Ma non crede sia importante avvicinarsi anche alla loro cultura tradizionale, per conoscere meglio questi popoli, grandi partner commerciali? A proposito, lei quante lingue parla correntemente?
R: Io? Una, l’italiano. Perché.
V: Ma, scusi, come fa a fare l’interprete se non conosce le lingue?
R: Io non faccio l’interprete traduttore. Io SONO INTERPRETE. Io analizzo le espressioni, le parole, i testi, i pensieri. Io dò il corretto, autentico significato alla realtà umana. Interpreto, insomma.
V: Ah…mi perdoni, sono un po’ confuso…
R: Ecco, vede? L’uomo della strada è sempre confuso, crede di conoscere e non sa. Ascolta, legge ed attribuisce significati in modo personale, quasi sempre errato, spesso fuorviato da sobillatori interessati. Un leader politico fa una dichiarazione e viene sempre frainteso, una disposizione dell’autorità viene mal interpretata, un fatto viene travisato. E questo crea il caos, l’ingiustizia, la violenza fra cittadini. Io chiarisco i concetti, metto le cose al loro posto per il benessere di tutti.
V: Ehm, mi può fare qualche esempio di un suo intervento?
R: Mi sono occupato molto spesso delle esternazioni governative: quelle sagge parole dirette al popolo che alcuni mass media stravolgono a favore di minoranze politiche insignificanti presenti nella nostra società. Ma le operazioni più impegnative sono quelle sulle Leggi dello Stato: lì ogni parola, ogni articolo, ogni comma è soggetto ad uso criminoso da parte di tanti elementi sovversivi, spesso celati nelle strutture stesse dello Stato. Il pericolo è sempre in agguato.
V: Ma, se la legge punisce il furto o l’omicidio, cosa c’è da interpretare?
R: Eccolo, il superficiale! Se io rubo infrango la legge, ma solo apparentemente: se dal mio furto nasce una grande impresa non ho fatto forse opera meritoria? Non mi spetta un premio anziché la condanna? Se uccido un fervente religioso che aspira all’aldilà non determino forse la sua felicità spirituale, la sua gioia eterna? Se siamo uomini liberi la Legge viene dal popolo e se il popolo è nella maggior parte ladro o assassino, essa deve rispecchiare tale maggioranza, non condannarla! La norma va adattata, se non può essere modificata. Perciò la interpretiamo sul singolo caso!
V: Ma…la morale condivisa…l’uguaglianza…la civiltà giuridica!
R:ELASTICIZZARE, PLASMARE, MALLEABILIZZARE, sono queste le parole d’ordine dei nostri giorni. Naturalmente non si può fare per tutti, non ci sarebbe il tempo. Lo si fa per chi ha particolari responsabilità sociali o politiche, per tutelare la Nazione. Ha capito?V- Non so…non
credo di avere ben interpretato…



0 sussurri:
Posta un commento