giovedì 11 marzo 2010

Interviste


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C'è un gioco che a noi satiri piace molto, un trucchetto usato e abusato per smascherare (il più delle volte riuscendovi) le bugie del potere: l'interpretazione, l'esegesi delle parole di un uomo politico. Purtroppo, recentemente, queste sono diventate talmente grottesche e contraddittorie che questo gioco è a forte rischio di inutilità ed estinzione. Poi, per fortuna, capita di leggere interviste come quella apparsa pochi giorni fa su un noto quotidiano locale. In questa sequela di belle e altisonanti parole il sindaco della città di Palermo, l'avvocato Diego Cammarata, prova a dire la sua sullo stato delle cose. Noi, che siamo dei simpatici rompiscatole, abbiamo provato a fare le pulci alle parole del sindaco. Ecco quello che ne è venuto fuori. [Nb.: In grassetto abbiamo messo le domande del giornalista, in nero le risposte del sindaco e in arancione quello che - secondo noi - avrebbe voluto dire veramente]
[...]I numeri parlano chiaro: Palermo nel 2008 è prima in Italia per disoccupazione
L’analisi va fatta sulle performance. Quando mi sono insediato, nel 2001, il tasso di disoccupazione era al 25%, oggi siamo al 17% e in questo arco di tempo solo otto province in tutta Italia hanno fatto meglio
L'analisi va fatta sulle performance e le mie, si sa, sono sempre stupefacenti! Nel 2001 il tasso di disoccupazione cittadino era così alto che mi son dovuto inventare altri precari e finti contratti di consulenza e/o assunzione varia per poterlo taroccare il dato. In fondo, solo poche altre città hanno fatto meglio di noi. Addis Abeba, per esempio, sta molto peggio...
Non sarà un po’ poco? Resta il sentimento diffuso di una recessione percepita da tutti.
Secondo l’Istat, la disoccupazione complessiva in Italia a gennaio di quest’anno ha toccato il minimo assoluto dal 2004 e il Pil nazionale ha registrato nello stesso mese il calo più netto dal 1971 ad oggi. Utilizzare gli effetti di una crisi molto più grande di noi per attaccare il Comune è strumentale, oltre che fazioso. Credo piuttosto che molte delle critiche nascano esclusivamente da ostilità dovute a misure impopolari da noi adottate in questi anni, dall’aumento del 75% della Tarsu alla storia dei pass per la Ztl. In realtà le condizioni economiche della città sono cresciute e la nostra azione ha prodotto benefici al sistema produttivo
Ma come fate a non vedere che questa città è diventata un vero e proprio paese della cuccagna? Ho aumentato la TARSU del 75%, ho imposto le ZTL e le targhe alterne cosicché i vigili potessero fare multe come se piovesse. Insomma, misure impopolari sì ma che ci hanno fatto intascare tanti bei soldini. Una cuccagna appunto. Per noi, quanto meno...
Addirittura? Voi e le categorie produttive avete una visione diametralmente opposta di una stessa realtà.

Quando sono diventato sindaco, Palermo non aveva ancora un piano commerciale. Con noi sono state inaugurate 16 grandi strutture di vendita per un saldo attivo di 3 mila posti di lavoro. Dal 2003 sono stati aperti 13 alberghi per quasi 900 posti letto e 120 bed & breakfast. E dal 2001 abbiamo rilasciato 1661 fra autorizzazioni e concessioni edilizie nel solo centro storico, cioè il 75% del dato totale dal 1993 a oggi. Numeri che comprovano la funzionalità dei nostri uffici. E smettiamola con questa storia del numero eccessivo di personale
Quando sono diventato sindaco, Palermo era una città piena di putìe e negozietti. Grazie al mio intervento di riqualificazione del commercio urbano l'ho trasformata in una metropoli. Vuota, certo, ma volete mettere la porca figura che fanno quegli splendidi mega centri commerciali alla periferia della città? E pazienza se per strada si perdono posti di lavoro. Tanto poi li riassumo io nei vari uffici comunali inventati ad hoc...
Anche questo è un dato inconfutabile, però. La stessa Corte dei Conti parla di aumento esponenziale dei dipendenti cui non corrisponde, tutt’altro, un miglioramento dei servizi.
Che cosa mi si chiedeva di fare con le migliaia di precari che mi sono ritrovato in eredità? Licenziarli? Sarebbe stata una follia. Dal punto di vista sociale, perchè in coincidenza con una così grave crisi congiunturale, se non li avessi stabilizzati avrei massacrato la città. E dal punto di vista economico, perchè non c’è un solo economista in Italia che non sostenga che bisogna proteggere il precariato e le fasce deboli della popolazione in un momento di grave crisi come quello che si attraversa. Noi abbiamo sottratto questi lavoratori al ricatto politico, la loro stabilizzazione era ineludibile. E torno a ricordare che io, fin dal mio insediamento, non ho creato un solo nuovo precario
La stabilizzazione contrattuale di tutti questi precari è stata fatta, nel corso di questi anni, non per sfizio personale, ma per paura. Volevo vedere voi con le ruote della berlina bucate un giorno sì e l'altro pure e le teste di capretto infilate sotto le lenzuola, anche queste un giorno sì a l'altro pure. E poi, così facendo, li ho sottratti al ricatto politico. Sì, quello degli altri, mica il mio... L’aumento dei dipendenti non ha però di certo prodotto servizi migliori.
Che bisogna migliorare le perfomance di tutti i dipendenti, siano essi comunali di lungo corso o ex precari, è di certo un obiettivo cui tendere. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio: molti ex Lsu sono da tempo inseriti nel ciclo produttivo del Comune e la loro assenza avrebbe semmai peggiorato la qualità attuale dei servizi offerti alla città
Non è colpa dei dipendenti se i servizi sono scadenti. I dipendenti che ho assunto in tutto questo tempo sono stati assunti solo ed esclusivamente come merce di scambio: io dò il lavoro a te, tu dai il voto a me. Mica gli è stato detto che avrebbero dovuto lavorare sul serio...
Può negare che in altre città esistono servizi migliori con un bacino di addetti notevolmente più basso?
Ho sempre addebitato alla mancanza di stabilità e di senso di appartenenza qualche atteggiamento di disaffezione manifestato da alcuni lavoratori, che può aver inciso sulla loro produttività. Non c’è dubbio che la tendenza deve essere quella di fare meglio: dovranno crescere gli standard produttivi, mentre l’impegno economico ha già raggiunto l’apice. Piuttosto adesso tocca alle imprese
E chi lo nega. E' per quello che ho la residenza a Urbino...

Cioè?
Serve una più netta separazione di ruoli fa enti locali, autorità d’ambito e gestori del servizio, attraverso forme di privatizzazione, passaggio essenziale per favorire i necessari ulteriori processi di crescita
Cioè, bisogna privatizzare in primis per capitalizzare al meglio quel che è rimasto delle aziende municipalizzate. Immagini che se riesco a vendere ai privati l'AMIA, il Nobel per l'economia truccata non me lo leva più nessuno...

Eppure perfino da sinistra la accusano di essere un sindaco poco liberale...
Noi abbiamo avviato il processo di privatizzazione con Amg Gas e vorremmo farlo anche con Gesap, nonostante qualcuno ci mette i bastoni fra le ruote. Nè intendiamo fermarci. Pensiamo al settore rifiuti, anche se attendiamo di conoscere le risultanze dell’attività dei commissari giudiziali all’Amia
Come le dicevo, aspetti che riesca ad assestare quei due tre trucchetti che ho in serbo e poi vedrà la sinistra chi è liberale e chi no... Ma poi, che significa liberale?!? Io sono avvocato...

La privatizzazione dei servizi spesso però produce un aumento dei costi. Basti vedere cosa sta succedendo con le bollette dell’acqua...
Se vogliamo servizi migliori dobbiamo anche accollarci costi maggiori. L’importante è che fra qualità e tariffe ci sia la giusta proporzione
Come nel caso della TARSU, se ho deciso di aumentare le tariffe dell'acqua non è mica stato perché sono impazzito. E' chiaro che ad aumento tariffario seguirà anche un innalzamento della qualità del servizio. Dai rubinetti di casa mia, per esempio, è previsto che fuoriesca acqua Ferrarelle purissima. Da quelli degli altri non so...

Beh, l’aumento del 75% della Tarsu non è certo coinciso con un miglioramento nei servizi di raccolta dei rifiuti. Anzi...
Lì il problema è stato fisiologico, non patologico. Sono peggiorate le condizione economiche dell’Amia, non i servizi, andati in crisi solo in occasione di alcune proteste dei lavoratori o per i tanti guasti ai mezzi, sui quali ora stiamo investendo
Non è mica colpa mia se, all'improvviso - senza che ne sapessi nulla (giuro!), l'AMIA ha incominciato a incamerare debiti su debiti. Certo, mica potevo chiedere loro di andare a Carrapipi invece che a Dubai... I viaggi costano, lo sapete no? E ancora, mica ho detto io a quei debosciati degli spazzini di scioperare ogni giorno o quasi. Miii quante storie per un paio (o forse più) di stipendi arretrati...

Ma è davvero così difficile il dialogo con le organizzazioni produttive?
Credo che questo si possa dire solo per Camera di commercio e Confcommercio. La ragione di certi atteggiamenti ostili e preconcetti mi sfugge. Non so se è politica o di altra natura
Comunisti! Sono solo comunisti! Tutti, dagli industriali ai piccoli imprenditori... E' per quello che
ce l'hanno con me. Comunisti e disfattisti!!!
Come sono andato?!? Ce l'ho la stoffa del sindaco combattente, no?
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mercoledì 10 marzo 2010

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lunedì 8 marzo 2010

Speciali

Non trovi lavoro? Non sai più dove sbattere la testa? Non preoccuparti, adesso c'è
DEFORMAJOB
Il primo corso di (S)formazione professionale in dieci comode dispense da stampare e conservare PRIMA DISPENSA: LA RACCOMANDAZIONE
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Trovare lavoro è diventata un'impresa. Oggi è più facile che la vostra lista elettorale venga ripescata, per decreto!, dopo una clamorosa esclusione a una qualunque tornata elettorale, piuttosto che firmare un bel contratto di assunzione a tempo indeterminato. E se prima erano i Co.co.co o i contratti a progetto a ritardare il vostro ingresso nel mondo del lavoro, adesso è lo spettro della sempre più dilagate disoccupazione a fara da spauracchio per ogni benché minima speranza: le aziende grosse e piccole chiudono, di concorsi pubblici ormai si favoleggia solo sui libri ecc. Per questo motivo, noi della Vucciria, abbiamo deciso di venire incontro alle esigenze dei tanti disperati - di ogni età e provenienza - e presentiamo con orgoglio il primo corso di DeFormazione professionale online. Nasce oggi, in collaborazione con l'Assessorato Regionale per la Valorizzazione e Conservazione delle Idee Sensate DeFormaJob, corso di preparazione e ricerca online in dieci dispense da stampare e conservare! Per qualsiasi informazione, richiesta o altro scriveteci al nostro solito indirizzo mail: info@lavucciria.net. Buona lettura.
DISPENSA No. 1: LA RACCOMANDAZIONE

Premessa
Alzi la mano chi non ha mai dovuto ricorrere, almeno una volta nella vita, a una raccomandazione. Vi sarà sicuramente capitato di aver bisogno di una vostra conoscenza o semplicemente di una vostra parentela per sbrigare una pratica, pagare una multa oppure per cercare un lavoro. Qui al Sud, specialmente in Sicilia, è ormai una prassi consolidata. A tal punto che risulta sempre più difficile trovare un lavoro basandosi solo ed esclusivamente sulle proprie capacità acquisite. E' anche importante non confondere la raccomandazione con una semplice segnalazione. Quest'ultima, infatti, si basa solo ed esclusivamente sul merito acquisito dalla persona segnalata. La raccomnadazione invece, e per fortuna, non prevede nulla di tutto questo: se siete diplomati in Uncinetto e Filet, nulla esclude che possiate benissimo essere raccomandati per un posto da ingegnere eletronico. In questa sezione vi aiuteremo a capire come muovervi nella ricerca della raccomandazione giusta. Cercheremo, insomma, di rispondere alle solite domande che vi vengono in mente quando decidete di intraprendere questo cammino impervio: a chi rivolgersi? Perché? Quando? Come scrivere o farsi scrivere una lettera di raccomandazione?
1.1 A chi rivolgersi
Chiedere una raccomandazione sembra l'esercizio più facile del mondo. Purtroppo non è così e le volte nelle quali una raccomandazione, che sembrava d'acciaio, è invece risultata di burro sono innumerevoli. Per questo motivo è essenziale che, prima di ogni cosa, abbiate ben chiaro a chi rivolgervi. Nel caso di raccomandazioni in familias il problema non si pone nemmeno: sapete voi benissimo quali sono i rapporti di forza e i gradi da rispettare in seno alla vostra famiglia, per cui ogni suggerimento ulteriore sarebbe solo pleonastico. Ma nel caso di una raccomandazione politica? Ecco, in questi casi - i più utilizzati per fare breccia nel muro del lavoro - è imporatante sapere come e, soprattutto, dove muoversi. E' bene scegliersi un politico che sia in auge e appartenga ad uno schieramento che conti davvero. Niente rappresentanti di movimenti civetta o liste patacca, dunque. Esse sono più fumo negli occhi che altro. L'ideale sarebbe trovare la conoscenza giusta in uno dei due schieramenti che attualmente si dividono quasi equamente l'arco costituzionale: il PD o il PDL. Bisogna sempre cominciare dal basso, ricordatelo. E' inutile che scriviate lettere a Berlusconi o D'Alema, quando mai vi potrebbero rispondere? Cominciate dalle segreterie locali, quelle più vicine a voi: sono più facilmente raggiungibili e non è detto che fra le vostre conoscenze non ci sia già chi vi possa facilmente introdurre in tali ambienti. E' essenziale, infatti, aver prima studiato bene il curriculum politico del soggetto cui siete interessati (a questo proposito il sito della Camera e del Senato vi possono tornare utili) e conoscere qualcuno (una specie di raccomandazione per la raccomandazione!) che vi possa far entrare in contatto con la segreteria politica dell'on. Tizio o dell'on. Caio. Solo così potrete tranquillamente fare il primo passo verso l'agognata meta. [Nella foto: un noto raccomandato]
1.2 Perché
I motivi che vi spingono a chiedere una raccomandazione politica per cercare un posto di lavoro li conoscete davvero soltanto voi. In questa sede possiamo solo ipotizzare, sulla base di dati acquisiti da esperienze pregresse, che le necessità che spingono una persona a compiere un passo così impegnativo siano serie. Non cercate raccomandazioni per puro divertimento o altri futili motivi. Oltre che impedire ad altri, magari più bisognosi, di poterlo fare rischiate anche di farvi scoprire dal soggetto politico interessato e farvi così cacciare in malo modo. E' un periodo difficile, i politici italiani si muovono con più circospezione rispetto al passato. E' bene quindi che le vostre motivazioni siano serie e circostanziate. Va bene se siete un disoccupato cronico con famiglia a carico; meglio ancora se siete in possesso di foto compromettenti (per il politico a cui vi siete rivolti) o intercettazioni scottanti. Queste ultime sono le più classiche armi di ricatto che possono spalancarvi i portoni dorati del mondo del lavoro. Fatene tesoro.
1.3 Quando
Anche la scelta del periodo nel quale presentarsi per la richiesta di una raccomandazione è importante. Presentarsi al momento sbagliato potrebbe precludervi - per sempre - ogni carriera lavorativa! Così, mai andare a disturbare un politico durante una campagna elettorale: vi riempirà di promesse, è vero, ma altrettanto facilmente si dimenticherà di voi qualora dovesse risultare trombato dalla tornata elettorale nella quale è coinvolto. Mai e poi mai, per esempio, nelle vicinanze di un processo che lo vede coinvolto: in quei giorni il soggetto politico interessato risulta essere facilmente irritabile. La vostra sola presenza potrebbe urtarlo ed egli potrebbe annotarsi il vostro nome per usarvi, un domani, come capro espiatorio. Meglio, invece, scegliere un periodo tranquillamente neutrale. L'ideale sono i periodi estivi: il politico è solitamente in vacanza con la famiglia o l'amante. E', quindi, rilassato e pronto al dialogo. Fatevi trovare nel suo luogo di villeggiatura, frequentatelo senza risultare invadenti. Potreste persino risultargli simpatici. Fategli, a quel punto, qualche regalino (importante: mai presentarsi a mani vuote al primo appuntamento!). Niente di eccessivo, vi raccomando: proporzionate il regalo in base all'importanza stessa del politico. Più importante egli è, più importante e costoso dovrà essere il presente. Ricordate che state investendo sul vostro futuro, qualsiasi cifra sarà dunque ben spesa.
1.3 Come scrivere o farsi scrivere una lettera di raccomandazione
Non esiste un modello prestampato che vi aiuti a scrivere una lettera di raccomandazione. E' più facile, invece, che troviate qualcuno disposto a scriverla per voi. Se, come già accennato, avete già le conoscenze giuste che vi possano facilmente introdurre all'interno di una qualunque segreteria politica, allora il gioco per voi sarà semplicissimo. In caso contrario, gli unici consigli che possiamo darvi sono quelli di puntare molto sulla chiarezza e semplicità nell'esposizione. I fronzoli, i salamelecchi e le troppe adulazioni potrebbero risultare, oltre che stucchevoli, inutili. Solitamente un politico non ha molto tempo per leggere la corrispondenza giornaliera. Delega a subalterni appositamente incaricati questo ingrato compito. E voi, sicuramente, non vorrete diventare lo zimbello di un qualunque portaborse, giusto? Chiarezza di idee, semplicità di linguaggio e scarsa ma non assente adulazione sono le basi essenziali per scrivere una corretta lettera di raccomandazione. Allegatela poi a un curriculum vitae appositamente e debitamente infiocchettato (di questo ne riparleremo in un'altra dispensa) e il più è fatto. Di seguito riportiamo, per semplificare meglio il concetto, un esempio - reale! - di perfetta lettera di raccomandazione. (1. continua)
Prossima dispensa: Aprire un'attività in proprio
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Supersantos

E' ASCIUTO PAZZO 'O PADRONE!
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Palermo - E' successo tutto nella tarda serata di ieri: il presidente della squadra rosanero, Maurizio Zamparini, è stato trasportato d'urgenza al manicomio cittadino. La situazione, secondo quanto riferito dal direttore sportivo Sabatini, è precipitata subito dopo il gol di Miccoli che ha sbloccato la partita con il Livorno. "E' stato a quel punto che il presidente" ha dichiarato Sabatini "ha incominciato a esplodere. Non terminava più di elogiare il tecnico [Delio Rossi Ndr]. Gridava, correndo come un matto per i corridoi dello spogliatoio, che questa era la squadra più forte che gli fosse mai capitata. Davanti a questo continuo delirio non potevamo stare più con l emani in mano". Così, allertata la famiglia, il direttore sportivo ha chiamato il 113. Subito un'ambulanza e una macchina della polizia hanno prelevato il presidente Zamparini e lo hanno trascinato - a forza! - fino al manicomio. La situazione è adesso sotto controllo. Maurizio Zamparini è sotto sedativi e riposa, in assoluto isolamento, in una stanza del nosocomio cittadino. La famiglia si è trincerata dietro un muro di silenzio. Voci di corridoio riportano che le ultime parole del presidentissimo rosanero, prima di essere addormentato, siano state: "La Champions... Che bella!" Auguriamo al nostro presidente di rimettersi al più presto anche se, ci piace pensarlo, un po' di ottimista follia non guasta affatto...
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lunedì 1 marzo 2010

Speciali

I BEATI CAVOLI
Il nono capitolo! Leggete e diffondete...
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Puntate precedenti:
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII
Capitolo VIII
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Supersantos

4 E' IL NUMERO PERFETTO!
............................................................................................................................................. La tradizione religiosa cattolico-cristiana vuole che 3 sia il numero della perfezione. E' un numero primo, indivisibile e rappresenta la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) e quindi racchiude in sé la perfezione più assoluta. Ma recenti scavi archeologici, svolti da un'equipe della Facoltà di Archeologia Fantastica dell'Università di Canicattini Bagni (SR) nei pressi di Mistretta (località al confine fra le province di Messina e Palermo), hanno riportato alla luce un antico manoscritto fenicio. La pergamena, o quel che ne resta, risente chiaramente di notevoli influenze estremo-orientali, quasi a testimonianza di quanto la Sicilia, anticamente, fosse davvero un importante crocevia di scambi culturali e commerciali allo stesso tempo. Si tratta infatti, alla luce della traduzione più accreditata dagli studiosi siracusani, di un vero e proprio mantra. Un'invocazione propiziatoria a una divinità ancora non meglio identificata e il cui significato, per logica conseguenze, resta oscuro. Ma dal numero che viene ripetuto più spesso lungo tutto il testo, risulterebbe chiaramente e senza equivoci che per i Fenici il numero perfetto sarebbe stato il 4! Noi della Vucciria siamo riusciti a entrare in possesso, anticipando molti giornali concorrenti (la cosa ci è costata un'occhio della testa più una fornitura a vita di panelle e crocché al preside della Facoltà), del prezioso reperto e ve lo riproponiamo tale e quale. Giudicate voi e provate, se riuscite, non soltanto a ripeterlo più volte di modo che vi possa portare fortuna, ma anche a interpretarlo. La migliore traduzione verrà premiata dalla redazione. Con quel che resta della fornitura di panelle e crocché di cui sopra...
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venerdì 26 febbraio 2010

Interviste

LE INTERVISTE POSSIBILI
BARABBA
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Abbiamo incontrato mister Barabba in un centro di rieducazione per il recupero dei prigionieri politici deviati, durante una pausa di lavoro.
La Vucciria: Mister Barabba, lei è stato il primo miracolato da un voto popolare. Ricorda quei momenti?
Barabba: Certo! Grandi emozioni, davvero! Tutti lì, solo per te, ad urlare il tuo nome…bello, bello. V: Lei era stato già condannato, vero?
B: Sì, da un giudice monocratico, che decideva da solo: “pollice su” o “pollice verso”. Ma poi venne fuori l’idea della giuria popolare, per rispetto ad una grande festa cui tutti dovevano partecipare. E quando è la gente che vota è tutta un’altra cosa!
V: Era sicuro del risultato?
B: No, non si è mai sicuri fino all’ultimo. Li vedevo ondeggiare, litigare, fare il tifo ora per me ora per quell’altro. Avevo degli amici, giù in piazza, che cercavano di raccogliere voti a mio favore ed anch’io facevo la mia parte dal palco. Una gara veramente emozionante, giocata fino in fondo.
V: Però qualcuno successivamente ha sollevato dei dubbi sul voto. Come mai ha vinto lei che, mi scusi, era il “cattivo” mentre il suo avversario, il “buono”, è andato giù?
B: Mah, evidentemente ho avuto successo. Ero “l’assassino maledetto”, il “ribelle” che piace tanto ai giovani ed alle donne, che viveva fuori dagli schemi, dalle ipocrisie di quella società stretta nelle convenzioni, ero il nuovo che avanza…
V: Ehm, mi scusi mister Barabba, lei era un brigante; forse si è ritrovato per caso in mezzo ad una sommossa e c’è scappato il morto, ma insomma, non mi dica che fosse un eroe…
B: Che c’entra! E’ l’immagine collettiva che hanno di te che conta, mica quello che sei realmente! Io sono stato un precursore! Ma lei dove vive? Se hai un buon manager, uno che ti segue, che ti crea le situazioni, la massa è con te. Ero un personaggio e ho sfondato, tutto qui. Ed ho fatto tutto da solo.
V: Si mormora, però, che quelli del Sinedrio abbiano dato il loro appoggio, abbiano pilotato il voto. Le risulta?
B: Guardi, non li conoscevo nemmeno io, mai avuto contatti. Se poi mi hanno appoggiato per motivi loro non lo so, ma io non sono andato certo a cercarli. Si è voluto mettere in dubbio il mio successo, è questo? E’ l’invidia che fa parlare, dia retta a me. Io ero un poveraccio qualunque ed ho vinto sul figlio di un re, uno con appoggi molto in alto. E la cosa non è andata giù a parecchi.
V: Sa che dopo è stata avviata un’inchiesta?
B: Una bolla di sapone, come al solito. Qualche domanda in giro, due righi di verbale, tanto per fare contenti tutti. E poi a gara finita si dimentica presto e si fa qualcosa di nuovo. Da allora la gente ci ha preso gusto e vuole votare, votare, votare… finita una gara bisogna prepararne subito un’altra.
V: Di cosa si occupa adesso?
B: Che domande! Di televoto, e di cosa altrimenti? Ho messo su un gruppo che vota su commissione: reality, gare canore, facciamo di tutto. Chi vuol vincere qualcosa ci dà l’incarico e noi spariamo voti a raffica.
V: Ma, e la volontà popolare?...
B: Beh, alla fine, ai miei tempi, hanno preso una cantonata! Loro votano ma decidere chi deve vincere è un’altra cosa! Non sono ancora maturi per queste cose, meglio teleguidarli, non crede?

[foto Patorno]
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mercoledì 24 febbraio 2010

Storie


Prefazione
Ieri c'è stata la pre-inaugurazione della nuova, prestigiosa, sede della Rinascente a Palermo. Esclusivamente riservata ai Vip cittadini, ha riconsegnato alla città un marchio storico in nuova e lussuosa veste. Domani ci sarà l'inaugurazione vera e propria. Quella aperta a tutti, insomma. Noi della Vucciria abbiamo voluto parlarne a modo nostro, come al solito. Con qualcosa che forse non c'entra nulla. O forse c'entra, eccome...
Qualche nota sulla Rinascente
Morire e rinascere, si sa, è legge di natura. E quando, nel 1917, il D'Annunzio battezzò la Rinascente un grande magazzino milanese distrutto da un incendio sembrò indicare, da par suo, all'imprenditoria italiana l'ammirevole tattica del "distruggi e ricostruisci". Perché è tanto più semplice abbattere un'impresa in difficoltà che risanarla: la distruzione elimina alla radice i difetti, le perdite, i sospesi, i debiti. Azzera la situazione in un sol colpo e fa rinascere a nuova vita, fa riconquistare una verginità perduta, come certe spose in bianco col figlioletto a lato. Naturalmente si può fare qualche vittima (vecchi dipendenti che vengono sostituiti con giovani precari, per esempio) ma si sa, cu mancia fa muddichi. E allora si dia il via all'inaugurazione del nuovo, si scopra il cerone che, finché tiene, nasconde le rughe dell'ennesima patacca italiana.
IL RINASCENTE
Colloquio semiserio fra un padre e un non so
-Devi morire!
-Disanurato! Così mi parli? Ah, ti sentisse tua madre! Vero è che sei tutto figlio suo, ma fino a questo punto sei arrivato…Dire queste cose a un povero vecchio!
-Appunto! Sei troppo vecchio, papà, e mi costi un capitale. La tua pensione non basta più manco per la badante che ogni sei mesi chiede l’aumento e i contributi. Per non parlare dei piccioli che gli passi di nascosto…
-Che c’entra, pure io ci ho la cervicale e quelli sono massaggi extra, come si chiamano…benefittis! -Ma quale benefittis e benefottis…E poi c’è l’affitto che devi stare da solo e la patente che va rinnovata ogni anno e l’ottocentocinquanta che ti vuoi tenere e costa quanto una ferrari a farla aggiustare e gli occhiali che non ci vedi mai e i pannoloni e la dentiera che ti fa sempre male. Insomma papà, sei pure pieno di rate da pagare fatte a nome tuo e non c’è soluzione, devi morire. -Disgraziato, dopo tutto quello che ho fatto per te, i sacrifici, le nottate…E va bene, non voglio essere di peso, ammazzami, sparami, buttami dal balcone…
-Ho già fatto le carte.
-Le carte? E che mi vuoi finire a colpi di asso di mazze?
-Ma chi capisci…Le carte, ti faccio morire sulla carta!
-Ma chi minchia di pinzati ti vengono?
-Sulla carta papà, per finta! Tu muori e io licenzio la donna, rottamo la macchina, si estinguono tutti i debiti e poi ti faccio rinascere come nuovo!
-E funziona?
-Tranquillo che funziona. E’ un sistema del commercialista, uno bravo che ha studiato a Torino, alle Assicurazioni! Poi prendiamo una badante di prima mano, giovane, gli diamo magari sei euro all’ora tutto compreso, a te ti sistemo qui accanto, dalla zia Peppa e ricominciamo daccapo.
-Ma facciamo pure i funerali?
-Certo, regolare, col consolato e tutto.
-Ma se la gente poi mi vede e mi riconosce?
-Ti compro un vestito tutto nuovo, farai un figurone!
-Ma la faccia? Non vedono la faccia?
-No, ormai la gente non vuole guardare più niente in faccia… [Patorno]
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martedì 23 febbraio 2010

Speciali

Un nuovo personaggio! Una trama sempre più sorprendente!
I BEATI CAVOLI
L'ottavo capitolo! Avevate temuto, eh?!?
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Puntate precedenti:
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII
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